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Cosa mangiare a Roma: piatti tipici e consigli per evitare le trappole per turisti

La cucina romana è una cucina popolare, costruita su pochi ingredienti semplici trattati con rispetto: guanciale, pecorino, pepe, carciofi, le frattaglie del cosiddetto quinto quarto. Il problema è che intorno ai monumenti più famosi si concentrano locali pensati per chi passa una volta sola e non tornerà. In questa guida ti raccontiamo cosa mangiare a Roma, come riconoscere una trattoria vera e in quali quartieri sedersi senza brutte sorprese, con qualche dritta anche per la nostra zona, tra Roma Nord e La Storta.

Un piatto di spaghetti alla carbonara con guanciale e pecorino
Foto: jeffreyw, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Piatti tipici romani: i quattro primi della tradizione

Il cuore della cucina romana sono quattro paste che condividono gli stessi ingredienti e si distinguono per una sola variabile. La carbonara si fa con guanciale, tuorli d'uovo, pecorino romano e pepe nero: niente panna, niente pancetta, niente cipolla. La cacio e pepe è la più essenziale, solo pecorino, pepe e acqua di cottura montati fino a diventare una crema. L'amatriciana, che prende il nome da Amatrice, unisce guanciale, pomodoro e pecorino, di solito su bucatini o rigatoni. La gricia è la sua antenata "in bianco": guanciale e pecorino senza pomodoro. Se in un menu leggi "carbonara con panna" o vedi la pancetta al posto del guanciale, hai già una risposta sulla serietà del locale.

Supplì, pizza al taglio e pizza romana: lo street food

Il supplì è la crocchetta di riso al sugo con un cuore di mozzarella che, spezzandolo, si allunga come un filo: per questo lo chiamano "al telefono". Lo trovi nelle friggitorie e nelle pizzerie al taglio insieme a fiori di zucca fritti e filetti di baccalà. La pizza al taglio è il pranzo veloce dei romani: teglie rettangolari, si paga a peso, si sceglie tra la rossa, la bianca e le farcite, e si mangia in piedi o su una panchina. La pizza romana tonda, invece, si mangia la sera in pizzeria: sottile, croccante ("scrocchiarella"), con il bordo basso, è molto diversa dalla napoletana dal cornicione alto e soffice.

Carciofi, quinto quarto, maritozzo e gelato: dai contorni ai dolci

Il carciofo alla giudia, fritto intero fino ad aprirsi come un fiore croccante, è il piatto simbolo della cucina ebraico-romanesca del Ghetto; il carciofo alla romana è stufato con mentuccia, aglio e olio. Il carciofo romanesco ha una stagione precisa, tra la fine dell'inverno e la primavera: fuori stagione, chiediti da dove arriva. Dal quinto quarto, le parti meno nobili dell'animale che un tempo spettavano ai lavoranti del mattatoio di Testaccio, nascono la coda alla vaccinara, stufata a lungo con sedano e pomodoro, e la trippa alla romana con pomodoro, mentuccia e pecorino. Per il dolce, il maritozzo è un panino soffice tagliato a metà e riempito di panna montata: a Roma si mangia soprattutto a colazione, al bar. Quanto al gelato artigianale, diffida dei colori troppo accesi (il pistacchio vero non è verde brillante, la banana tende al grigio) e delle montagne di gelato esposte in vetrina: i gelatieri seri lo tengono in pozzetti coperti.

Come riconoscere una trattoria vera ed evitare le trappole per turisti

Dove mangiare a Roma senza trappole per turisti? Più che un indirizzo, serve un metodo. Una trattoria vera si riconosce da dettagli che a un romano saltano subito all'occhio:

  • Menu corto, con i piatti della tradizione e qualcosa di stagionale: se offre tutto, dalla paella alla pizza alle lasagne, non fa bene niente.
  • Niente foto dei piatti sul menu e niente cartelloni plastificati all'ingresso, in sei lingue con le bandierine.
  • Niente buttadentro: chi deve convincerti a sederti sul marciapiede non ha una clientela abituale.
  • Diffida del "menu turistico" a prezzo fisso a cinquanta metri da un monumento famoso.
  • Ascolta le voci dei tavoli: se intorno a te parlano romano, sei nel posto giusto.
  • Controlla che i prezzi siano scritti nel menu, compresa l'eventuale voce per il pane o il servizio.
  • Una cucina che chiude tra pranzo e cena è un buon segno: i locali che servono pasta a ogni ora lavorano solo con i turisti.

Orari dei pasti, coperto, mancia e prenotazione

Gli italiani pranzano indicativamente tra le 13 e le 14:30 e cenano non prima delle 20: fuori da queste fasce molte cucine sono chiuse, e questo spiega perché i locali aperti "no stop" davanti ai monumenti siano quasi sempre pensati per i visitatori. La voce pane e coperto, o servizio, è ancora diffusa in molti ristoranti: è lecita se è indicata chiaramente nel menu, quindi leggi prima di sederti. La mancia non è obbligatoria e il servizio è già compreso nei prezzi: arrotondare o lasciare qualche euro per un servizio gradito è un gesto apprezzato, ma nessuno si aspetta una percentuale fissa. Per la cena, soprattutto nel fine settimana, conviene prenotare con una telefonata: molte trattorie non usano piattaforme online e hanno pochi tavoli.

I quartieri dove mangiare bene: Testaccio, Trastevere, Prati e Garbatella

Testaccio è il quartiere della cucina romana per eccellenza: qui c'era il vecchio mattatoio e qui sono nati i piatti del quinto quarto; il mercato coperto ospita banchi dove si pranza con panini, pasta e fritti a prezzi da quartiere. Trastevere è bellissimo la sera, ma ha due facce: le piazze principali sono piene di tavolini per turisti, mentre nelle vie laterali resistono trattorie frequentate dai residenti. Prati, a due passi dal Vaticano, è un quartiere residenziale ed elegante dove impiegati e famiglie pranzano in pizzerie al taglio, forni e trattorie di tutti i giorni, con un grande mercato rionale. Garbatella, con i suoi lotti anni Venti e i cortili condivisi, è poco frequentata dai turisti e ricca di osterie di quartiere. Per i carciofi alla giudia la destinazione naturale resta il Ghetto. Se ami i mercati, oltre a Testaccio vale una visita quello di Campo de' Fiori, scenografico anche se con prezzi da centro, e la grande food hall vicino alla stazione Termini per un pranzo veloce tra banchi di qualità.

Dove mangiare a Roma Nord e a La Storta, vicino al B&B

La nostra zona è residenziale e vive a ritmi diversi dal centro. Lungo la Cassia e nei quartieri intorno a La Storta trovi trattorie e pizzerie frequentate quasi solo da chi ci abita, forni dove comprare pizza al taglio e maritozzi al mattino, gastronomie e rosticcerie per una cena da portare in camera. Pochi chilometri più a nord cominciano la campagna romana e l'area del lago di Bracciano, con agriturismi e locali di paese che valgono una gita in auto. Per supermercati, farmacie e altri servizi di zona abbiamo preparato una guida ai servizi utili vicino al B&B; e se vuoi cenare in centro senza pensare al parcheggio, dalla stazione di La Storta il treno regionale arriva direttamente a Roma Trastevere. Chiedici pure un consiglio all'arrivo: ti indichiamo volentieri i posti dove andiamo noi.

Perché soggiornare al B&B Beni Benius Roma

Il buon cibo comincia dalla mattina: al B&B Beni Benius Roma la colazione è inclusa, così parti per la città con calma e con lo stomaco pieno. Se prenoti l'intero appartamento, fino a 8 posti letto, hai a disposizione una cucina attrezzata: puoi tornare dal mercato con guanciale, pecorino e carciofi e provare a fare la carbonara con le tue mani. Dopo una giornata tra trattorie e monumenti, tornare nel verde e nel silenzio di Roma Nord, con il parcheggio gratuito sotto casa, è il modo migliore per digerire in pace. Dai un'occhiata alle nostre camere disponibili e, se hai dubbi su dove mangiare, scrivici prima di partire.

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